Il venerdì, l'ho già detto, è tentatore.
Ieri dovevo partire per essere a Colle Val d'Elsa, per partecipare ad una tavola rotonda, entro l'ora di pranzo.
Ciò non mi ha scoraggiato dall'approfittare del mercato del venerdì a Cavarzere.
Mi sono alzato alle 6, un po' assonnato ma motivato dalla giornata che si prospettava intensa e stimolante. Ho fatto colazione all'aperto, al tepore della prima luce tiepida di un mattino di primavera avanzata, con l'odore dell'erba bagnata che completava l'aroma.
Ho quindi preso la bici e mi sono diretto al mercato, dove le banche stavano ancora arrivando e allestendo.
Ho comperato pomodori datterini e cuore di bue, peperoni a quattro punte rossi, melazane lunghe, e cetrioli di quelli allungati, vendutimi come una qualità cinese...vedremo.
L'anno scorso a ferragosto, ospite a Giulianova del mio amico Sirio, ne avevo assaggiati di una qualità eccezionale, per niente pesanti e molto croccanti. Sembravano quasi mele. Malangola, la chiamano in dialetto. Per più di un anno ne avevo conservato i semi, nonostante non avessi ancora deciso di darmi all'orto. O forse si, inconsciamente. Fatto sta che quando è venuto il momento di piantarli i semini erano spariti. Quel cartoccino fatto con della carta di un sacchetto di pane, il cui contenuto vedevo come pieno di potenziale, ce l'avevo avuto sotto gli occhi tutto l'inverno. Adesso, chissà dov'era finito. Che modo stupido di perdere la roba. Non me lo sono ancora perdonato. E così sono finito a comprare varietà cinesi di cetrioli. Credo dentro di me di aver già deciso che niente potrà sostituire la malagola abruzzese.
Volevo prendere anche meloni e angurie, ma pare sia ancora presto. Troppo freddo, pare.
Mi sono dimenticato pure gli zucchini. Rimedierò la prossima settimana.
Tornato a casa sono andato di filato nell'orto dopo essermi cambiato le scarpe, e ho messo a dimora le piantine.
Le aiuole preposte non erano esattamente perfette. Vangate due mesi fa, e rizzappate qualche settimana più tardi, hanno ormai più di un ciuffo d'erba ribelle che le infesta.
Ma ieri non avevo il tempo, così ho piantato e basta. Mi riprometto di sarchiare il prima possibile.
Intanto, così facendo, ho guadagnato una settimana! Mi sono poi fatto la doccia, la valigia, e sono partito soddisfatto alla volta del mio weekend toscano.
sabato 18 aprile 2009
mercoledì 15 aprile 2009
Galline
Ho deciso di prendermi delle galline.
Mio nonno ha tentato di dissuadermi più volte, dicendo che puzzano, che attirano i topi, e quant'altro.
I miei nonni paterni vivono nella proprietà adiacente a quella dove vivo io.
Dopo aver avuto galline per anni, e dopo aver recentemente ricostruito un recinto apposito con tanto di perimetro in cemento, mio nonno ha deciso di eliminarle perchè si era rotto di doverle accudire, nonostante le vivaci proteste di mia nonna che improvvisamente si sarebbe trovata senza uova fresche da usare per gnocchi, focacce, e quant'altro. Niente da fare.
Essendo un po' che pensavo alle galline, avevo chiesto a mio nonno se mi avrebbe permesso di usare il recinto in questione, che avrei provveduto a gestire. Neanche quello.
Supporto zero.
Non mi interessa. Ho deciso. Voglio le galline. Mangiano erba (che c'è), quel po' di pane vecchio che avanza, fanno le uova quasi ogni giorno, e quando mi stanco tirerò loro il collo e ci farò del buon brodo o un barbeque.
Ieri ho comperato il necessario per recintare: paletti, rete, e delle listelle di abete da cui ho già costruito un cancelletto. Ora devo piantare i tre pali in legno trattato che sosterranno rete per metà del perimetro (per il resto userò la recinzione di confine), ma mi manca la mazza per piantarli. Ho fatto quel che ho potuto con un'accetta rovescia, ma mi serve qualcosa di più pesante. Dovrò farmela prestare.
Fatto quello, mi resta la rete da tendere, e poi dovrò procurarmi i pennuti.
Seguiranno aggiornamenti!
Mio nonno ha tentato di dissuadermi più volte, dicendo che puzzano, che attirano i topi, e quant'altro.
I miei nonni paterni vivono nella proprietà adiacente a quella dove vivo io.
Dopo aver avuto galline per anni, e dopo aver recentemente ricostruito un recinto apposito con tanto di perimetro in cemento, mio nonno ha deciso di eliminarle perchè si era rotto di doverle accudire, nonostante le vivaci proteste di mia nonna che improvvisamente si sarebbe trovata senza uova fresche da usare per gnocchi, focacce, e quant'altro. Niente da fare.
Essendo un po' che pensavo alle galline, avevo chiesto a mio nonno se mi avrebbe permesso di usare il recinto in questione, che avrei provveduto a gestire. Neanche quello.
Supporto zero.
Non mi interessa. Ho deciso. Voglio le galline. Mangiano erba (che c'è), quel po' di pane vecchio che avanza, fanno le uova quasi ogni giorno, e quando mi stanco tirerò loro il collo e ci farò del buon brodo o un barbeque.
Ieri ho comperato il necessario per recintare: paletti, rete, e delle listelle di abete da cui ho già costruito un cancelletto. Ora devo piantare i tre pali in legno trattato che sosterranno rete per metà del perimetro (per il resto userò la recinzione di confine), ma mi manca la mazza per piantarli. Ho fatto quel che ho potuto con un'accetta rovescia, ma mi serve qualcosa di più pesante. Dovrò farmela prestare.
Fatto quello, mi resta la rete da tendere, e poi dovrò procurarmi i pennuti.
Seguiranno aggiornamenti!
Aprile inoltrato
La stagione è definitivamente cambiata e il tempo si è avviato verso un costante aumento della temperatura.
Mi sono assentato per tre giorni durante il weekend di Pasqua e al mio ritorno i cambiamenti erano più che evidenti.
Il glicine sta fiorendo, trasformando i suoi boccioli da spuntoni massicci nei profumatissimi grappoli lilla che allietano l'olfatto ogni qualvolta scendo dalla macchina, dopo averla parcheggiata li di fianco.
Api e calabroni ormai cominciano a non avere che l'imbarazzo della scelta tra il glicine, la lavanda nana, il ciliegio e i meli, i fiori delle fragole, i primi iris e gli ultimi narcisi.
Vorrei comprare anche un oleandro e un fior di pesco, così da arricchire il loro menù in vista dell'anno prossimo.
La betulla è esplosa di un miliardo di foglioline verde tenero, che andranno via via moltiplicandosi fino alla completa chioma verde estiva.
Le officinali messe a dimora nell'arco delle ultime 6-7 settimane si sono decisamente acclimatate.
Si allargano, si rilassano, crescono e prosperano. La santoreggia è addirittura fiorita, cosa che francamente non mi aspettavo, chissà poi perchè.
Stimolato da tanta prosperità, poco fa ho superato il senso di colpa dato dal tagliare una piantina appena messa a dimora, e colti quattro rametti di mentuccia romana ho provato a farne un te estivo. Lo lascerò in infusione finchè l'acqua nn si sarà completamente raffreddata, e domani lo testerò freddo.
O forse no...quasi quasi vado a prendermene un bicchiere finchè è ancora caldo!
L'orto ha ancora ritmi un po' lenti, invece.
Solo piselli, cipolle, e crescione crescono in modo evidente.
Le carote, la misticanza, il prezzemolo, la bieta, gli spinaci, la borragine e la rucola se la prendono comoda. Viste le giornate assolate, ieri sera ho innaffiato un po' il tutto, per vedere se è in mio potere di smuoverle un po'.
Il fatto è che sono impaziente di consumare del mio!
Le piantine del semenzaio, idem come sopra.
Solo i pomodori sono nati, ma restano piccini. Melanzane e Peperoni nn hanno dato segno di vita.
Pazienza, per quest'anno comprerò le piantine.
...
Il te caldo alla menta è fantastico...!
Mi sono assentato per tre giorni durante il weekend di Pasqua e al mio ritorno i cambiamenti erano più che evidenti.
Il glicine sta fiorendo, trasformando i suoi boccioli da spuntoni massicci nei profumatissimi grappoli lilla che allietano l'olfatto ogni qualvolta scendo dalla macchina, dopo averla parcheggiata li di fianco.
Api e calabroni ormai cominciano a non avere che l'imbarazzo della scelta tra il glicine, la lavanda nana, il ciliegio e i meli, i fiori delle fragole, i primi iris e gli ultimi narcisi.
Vorrei comprare anche un oleandro e un fior di pesco, così da arricchire il loro menù in vista dell'anno prossimo.
La betulla è esplosa di un miliardo di foglioline verde tenero, che andranno via via moltiplicandosi fino alla completa chioma verde estiva.
Le officinali messe a dimora nell'arco delle ultime 6-7 settimane si sono decisamente acclimatate.
Si allargano, si rilassano, crescono e prosperano. La santoreggia è addirittura fiorita, cosa che francamente non mi aspettavo, chissà poi perchè.
Stimolato da tanta prosperità, poco fa ho superato il senso di colpa dato dal tagliare una piantina appena messa a dimora, e colti quattro rametti di mentuccia romana ho provato a farne un te estivo. Lo lascerò in infusione finchè l'acqua nn si sarà completamente raffreddata, e domani lo testerò freddo.
O forse no...quasi quasi vado a prendermene un bicchiere finchè è ancora caldo!
L'orto ha ancora ritmi un po' lenti, invece.
Solo piselli, cipolle, e crescione crescono in modo evidente.
Le carote, la misticanza, il prezzemolo, la bieta, gli spinaci, la borragine e la rucola se la prendono comoda. Viste le giornate assolate, ieri sera ho innaffiato un po' il tutto, per vedere se è in mio potere di smuoverle un po'.
Il fatto è che sono impaziente di consumare del mio!
Le piantine del semenzaio, idem come sopra.
Solo i pomodori sono nati, ma restano piccini. Melanzane e Peperoni nn hanno dato segno di vita.
Pazienza, per quest'anno comprerò le piantine.
...
Il te caldo alla menta è fantastico...!
lunedì 30 marzo 2009
Na casa col cacaro
A dimostrazione di quanto in Veneto la campagna sia
sentita ancora anche dai giovani, quasi come un "marchio
di fabbrica" di cui andare orgogliosi nonostante tutto,
ecco un pezzo del rapper veneto Herman Medrano.
Allego sottotitoli per chi non habla, anche se alcune
espressioni nn sono riuscito a tradurle.
Non ho trovato filez online ne video ne audio di questa
canzone...ma vi invito a procurarvela, dal cd Fisso e tacchente.
Herman Medrano (feat. Catharral Noise)
- Na casa col cacaro (Una casa con il caco) -
Me piase co xe caldo stare in canpi fin tardi
mi piace quando fa caldo star nei campi fino a tardi
in conpagnia del can e fra e gambe sincue gati
in compagnia del cane e tra le gambe cinque gatti
a proposito, i gati mii no magna scatoete
a proposito, i miei gatti non mangiano scatolette
- sara' par cueo che in giro no go pi maregoete -
- sarà per quello che in giro non ci sono più topi
inpianto meansane pomodori tegoine
pianto melanzane pomodori e fagiolini
fasoi, sucoi e altre streie de gombine
fagioli, zucchini, e altre....
senpre la che sapo, sterpo e cavo erba
sto sempre a zappare, sarchiare e strappare erbaccie
e co se ora de concime cossa butto? - Merda -
e quando è l'ora del concime cosa butto? - Merda -
se capisse, varda cua' a roba come ea' cresse
si capisce, gaurda quà la roba come cresce
sto ano - verse sofegae e patate esse -
quest'anno - verze cotte e patate lesse -
ocio, spanocio fin che no so in zanocio
occhio, sgrano pannocchie finchè non resto in ginocchio
fasso marendin a pan biscoto e sepe in tocio
faccio merenda a pan biscotto e seppie al sugo
taco su ea' stua e fasso ea' poenta so ea' caliera
accendo la stufa e faccio la polenta nel paiolo
go na secia de fasoi che destegoeo stasera
ho un secchio di fagioli che sgrano questa sera
- gnente de speciae - so miga un grebano
- niente di speciale - non sono mica un'ignorante
-ma gnanca riso in bianco e na gamba de sedano -
- ma neanche riso in bianco e un gambo di sedano -
RIT:
Na casa col granaro, un leto e un armaro
una casa col granaio, un letto ed un armadio
cusina col seciaro, un fogo che fa ciaro
cucina con l'acquaio, un fuoco che illumina
na casa col cacaro, tetoia pal caro
una casa con il caco, la tettoia per il carro
gaine sol ponaro e pa da drio un leamaro
galline sul pollaio e dietro un letamaio
6 dea matina e me sveio co un greio
sei del mattino e mi sveglio con un grillo (?)
bevo un cafeate e salto via come un coneio
bevo un caffelatte e salto via come un coniglio
si-si, si, si, si fasso un cd e xe ok
si-si, si, si, si faccio un cd ed è ok
- ma prova ti a staghe drio aea staea co i porsei -
- ma prova tu a star dietro alla stalla con i maiali -
al bosco de castagni pa moeare calche liegore
al bosco di castagni per liberare qualche lepre (a mangiare in libertà)
me manca soeo un fia' de posto pa moeare e piegore
mi manca solo un po' di posto dove poter far pascolare le pecore
- moeare do porsei in meso ae vegne che i rumega -
- liberare un paio di maiali tra le vigne a frugolare
bigoi co ea' uganega e na fiasca daea caneva
bigoli con la luganega (salsiccia veneta) e una fiasco dalla cantina
RIT
co vago ciosa (no vegno!) porto casa i bisati
quando vado a chioggia (non vengo!) porto a casa le anguille
un fia' de radiceto e fasso festa co i tosati
un po di radicchietto e faccio festa con i ragazzi
- a mi el me piase cruo a tanti coto col formaio -
- a me piace crudo ma a tanti piace cotto con del formaggio -
scaltrio so na tecia co do spigoi de aio
scottato in padella con due spicchi d'aglio
- pure' col museto -, sopressa col spago
- pure' con il musetto (salame cotto)-, sopressa con lo spago
- e dopo sora tuto un bel un tocco de asiago -
- e poi alla fine un bel pezzo di asiago -
se tratta de - minestrina de dado -
se si tratta di - minestrina di dado -
contro pan biscoto e vin rosso col saedo
contro pan biscotto e vino rosso con il salame
RIT
me voe el tenpo che me voe co me sento a toea
mi ci vuole il tempo che mi ci vuole quando mi siedo a tavola
mi no so el tipo da patate e coca coea
non sono il tipo da patatine e coca cola
do minuti fa ea' fia, magna de corsa e scanpa via
due minuti, fa' la fila, mangia di corsa e scappa via
- moro casa mia no te saji porcaria -
- bello, a casa mia non mangi porcherie -
crema de sparasi, - crema de cachi -
crema di asparagi, - crema di cachi -
crema de cavoi, - score come raudi -
crema di cavoli, - scoregge come raudi -
ghe xe na gran difarensa che te senti fra el profumo de casada
c'è una gran differenza che si sente tra il profumo di roba di casa
- e ea' spussa de cassada -
- e la puzza di cazzata -
RIT
go un deo che xe zaeo, e me fa mae el caeo
ho un dito ingiallito, e mi fa male il callo
prima che vegna sera taio e onge del cavaeo
prima di che venga sera taglio le unghie al cavallo
go un deo che xe zaeo, e me fa mae el caeo
ho un dito ingiallito, e mi fa male il callo
prima che vegna sera ghe tiro el coeo al gaeo
prima che venga sera tiro il collo al gallo
sito ufficiale di Medrano: clicca qui. Ciao bei.
sabato 14 marzo 2009
Periodo morto
L'orto riflette il mio stato d'animo.
Ultimamente non combino granchè.
Le cose da fare ci sono, ma non riesco ad organizzare bene il lavoro.
La stagione stessa sembra quasi in una stasi. Dopo progressivo allontanamento dell'inverno e la primavera incipiente, pare ke tutto si sia bloccato in attesa di direttive dall'alto.
L'erba non cresce, la temperatura è stabile, i fiori non sbocciano.
Io, del resto, mi adeguo.
Ho piantato a filari alterni cipolle e carote, ma per il resto non ho combinato un granchè.
Ho sradicato il cervellone sotterraneo formato dalle radici della vite americana crollata qualche anno fa a causa di una tempesta, che mi è costato diversi giorni di lavoro, quasi un ernia, e un altro manico di badile rotto (è il secondo dal mio inizio). Ma sebbene fosse un lavoro che andava fatto, non è quel tipo di lavoro che mi da soddisfazione, perkè non da frutti.
O meglio, li da in senso lato, poichè ora sono libero di piantare in quel punto kiwi o gelsomino, devo ancora decidere. Ma preferisco nascondermi dietro ad un dito, e fare solo la parte costruttiva. O in altri casi inglobare "il problema" in una soluzione creativa. In alcuni casi non è possibile, e mi tocca affrontarli, con mio grosso disappunto.
Allo stesso modo ho attaccato l'edera che infestava tre colonnine di cemento che supportano la rete che divide la proprietà mia da quella di mio nonno. Al suo posto ho piantato rovi che risulteranno più fruttiferi: le more, i lamponi che mia madre mi ha regalato per mio 25esimo compleanno.
I ribes, bianchi, rossi, e neri, messi vicini perchè possano aiutarsi durante l'impollinazione, li ho sistemati poco lontano, vicino al confine nord. Sono stati un regalo eccezionale, un regalo che vedrò crescere.
Oggi non mi sentivo molto bene e ho preferito risparimiare le forze piuttosto che buscarmi un raffreddore ed essere costretto a letto per qualche giorno, ma ci sarebbe stato da trapiantare le fragole. Il mio spirito romantico infatti me le aveva fatte mettere proprio davanti a casa, sotto la vigna di uva fragola. Sarebbero state belle da vedere li sotto, ho pensato, e in più l'ombra non sarebbe stata un problema, in quanto frutti di bosco, giusto? Sbagliato. Le fragole vogliono il sole, o col piffero che maturano, mi ha fatto notare il vicino con qualche stagione in più.
E ora dovrò trapiantarle al sole, sperando di non disturbarle troppo proprio quando magari si erano appena acclimatate. Vabbè, la prossima volta ci penserò due volte prima di dar retta allo spirito romantico invece che al buon senso.
Ultimo appunto: devo ancora trovar loro un posto, ma il mio giardino delle officinali di è arricchito di salvia sclarea, borragine (finalmente so com'è fatta!), coriandolo, finocchietto selvatico, erba rosa, tanaceto (detta erba marasina nel vicentino, dove è molto diffusa), erba lepre (per togliere l'odore alla selvaggina), la salvia ananas, la mentuccia aromatica, e una salvia dalle foglie giganti.
Ultimamente non combino granchè.
Le cose da fare ci sono, ma non riesco ad organizzare bene il lavoro.
La stagione stessa sembra quasi in una stasi. Dopo progressivo allontanamento dell'inverno e la primavera incipiente, pare ke tutto si sia bloccato in attesa di direttive dall'alto.
L'erba non cresce, la temperatura è stabile, i fiori non sbocciano.
Io, del resto, mi adeguo.
Ho piantato a filari alterni cipolle e carote, ma per il resto non ho combinato un granchè.
Ho sradicato il cervellone sotterraneo formato dalle radici della vite americana crollata qualche anno fa a causa di una tempesta, che mi è costato diversi giorni di lavoro, quasi un ernia, e un altro manico di badile rotto (è il secondo dal mio inizio). Ma sebbene fosse un lavoro che andava fatto, non è quel tipo di lavoro che mi da soddisfazione, perkè non da frutti.
O meglio, li da in senso lato, poichè ora sono libero di piantare in quel punto kiwi o gelsomino, devo ancora decidere. Ma preferisco nascondermi dietro ad un dito, e fare solo la parte costruttiva. O in altri casi inglobare "il problema" in una soluzione creativa. In alcuni casi non è possibile, e mi tocca affrontarli, con mio grosso disappunto.
Allo stesso modo ho attaccato l'edera che infestava tre colonnine di cemento che supportano la rete che divide la proprietà mia da quella di mio nonno. Al suo posto ho piantato rovi che risulteranno più fruttiferi: le more, i lamponi che mia madre mi ha regalato per mio 25esimo compleanno.
I ribes, bianchi, rossi, e neri, messi vicini perchè possano aiutarsi durante l'impollinazione, li ho sistemati poco lontano, vicino al confine nord. Sono stati un regalo eccezionale, un regalo che vedrò crescere.
Oggi non mi sentivo molto bene e ho preferito risparimiare le forze piuttosto che buscarmi un raffreddore ed essere costretto a letto per qualche giorno, ma ci sarebbe stato da trapiantare le fragole. Il mio spirito romantico infatti me le aveva fatte mettere proprio davanti a casa, sotto la vigna di uva fragola. Sarebbero state belle da vedere li sotto, ho pensato, e in più l'ombra non sarebbe stata un problema, in quanto frutti di bosco, giusto? Sbagliato. Le fragole vogliono il sole, o col piffero che maturano, mi ha fatto notare il vicino con qualche stagione in più.
E ora dovrò trapiantarle al sole, sperando di non disturbarle troppo proprio quando magari si erano appena acclimatate. Vabbè, la prossima volta ci penserò due volte prima di dar retta allo spirito romantico invece che al buon senso.
Ultimo appunto: devo ancora trovar loro un posto, ma il mio giardino delle officinali di è arricchito di salvia sclarea, borragine (finalmente so com'è fatta!), coriandolo, finocchietto selvatico, erba rosa, tanaceto (detta erba marasina nel vicentino, dove è molto diffusa), erba lepre (per togliere l'odore alla selvaggina), la salvia ananas, la mentuccia aromatica, e una salvia dalle foglie giganti.
venerdì 6 marzo 2009
venerdì tentatore
Pare che l'anno, dal punto di vista atmosferico, abbia tutta l'intenzione di seguitare nel classico, quasi nello stereotipico.
Dopo un febbraio soleggiato, freddo, e secco, ecco che con le idi di marzo sono arrivare le prime pioggie, che mi aspetto continueranno a dar da bere all'erba verde tenero, agli spuntoni di iris, e presto, spero, anche ai miei primi risultati orticoli.
Le mie prime semine di piselli, radicchi, prezzemolo e spinaci, infatti, ancora non fa capolino dal terreno. Le ho seminate una settimana fa, e forse è un po' prestino. Sono impaziente, ho bisogno di conferme dalla terra.
Intanto ha piovuto per due giorni di fila, e oggi è rispuntato il sole. C'era una luce bellissima oggi, soprattutto al tramonto. Sta iniziando. Il risveglio, la vita che ricomincia. E' tutto così bello, così potenziale. E' incredibile.
Oggi era venerdì, e naturalmente non ho resistito, al mercato, a arricchire di nuovi esemplari il mio angole delle aromatiche.
Fanno parte del mio harem odoroso adesso anche la ruta, il dragoncello, una salvia dalle foglie rosso bruno, l'erba aglina, la pimpinella, un tipo di origano dalle foglie piuttosto pelosette, e una coppia di piante di cappero, su cui punto molto.
Il cappero vuole ottimo drenaggio e una posizione assolata. Ho intenzione di sistemarlo togliendolo solo dal vaso e piazzandolo tra le pietre.
Ho letto che attecchisce molto difficilmente. Queste piantine hanno due anni, punto molto su di loro. E' un po' una sfida. Se ce la faccio con "il difficile", magari il resto poi verrà, no?
Tra pochi giorni sarà il mio compleanno, dico a tutti che voglio ricever piante.
Credo riceverò sicuramente un bell'alberello di limone. Lo metterò all'angolo, a sud, a godersi tutto il sole che può.
Dopo un febbraio soleggiato, freddo, e secco, ecco che con le idi di marzo sono arrivare le prime pioggie, che mi aspetto continueranno a dar da bere all'erba verde tenero, agli spuntoni di iris, e presto, spero, anche ai miei primi risultati orticoli.
Le mie prime semine di piselli, radicchi, prezzemolo e spinaci, infatti, ancora non fa capolino dal terreno. Le ho seminate una settimana fa, e forse è un po' prestino. Sono impaziente, ho bisogno di conferme dalla terra.
Intanto ha piovuto per due giorni di fila, e oggi è rispuntato il sole. C'era una luce bellissima oggi, soprattutto al tramonto. Sta iniziando. Il risveglio, la vita che ricomincia. E' tutto così bello, così potenziale. E' incredibile.
Oggi era venerdì, e naturalmente non ho resistito, al mercato, a arricchire di nuovi esemplari il mio angole delle aromatiche.
Fanno parte del mio harem odoroso adesso anche la ruta, il dragoncello, una salvia dalle foglie rosso bruno, l'erba aglina, la pimpinella, un tipo di origano dalle foglie piuttosto pelosette, e una coppia di piante di cappero, su cui punto molto.
Il cappero vuole ottimo drenaggio e una posizione assolata. Ho intenzione di sistemarlo togliendolo solo dal vaso e piazzandolo tra le pietre.
Ho letto che attecchisce molto difficilmente. Queste piantine hanno due anni, punto molto su di loro. E' un po' una sfida. Se ce la faccio con "il difficile", magari il resto poi verrà, no?
Tra pochi giorni sarà il mio compleanno, dico a tutti che voglio ricever piante.
Credo riceverò sicuramente un bell'alberello di limone. Lo metterò all'angolo, a sud, a godersi tutto il sole che può.
mercoledì 25 febbraio 2009
Spading e cetrioli premonitori
Ho finito di preparare i letti di semina.
Oggi è stata dura, parecchio. L'erba era grossa e lunga in quel pezzetto di terra che mi rimaneva da vangare. All'inizio un po' ne ho zappata via, cercando di farne dei minitappetini così da poterla spostare e riciclare sotto l'alloro, dove la terra che circonda il fusto è piuttosto nuda a causa dei rami fitti che prima impedivano alla luce di filtrare e all'erba di crescere. Così cerco di rinfoltire, rinverdendo lì e rendendomi il lavoro più facile dall'altra parte, evitando di doverla rivoltare tutta sotto. Ma anche quello è un lavoro duro e richiede tempo, che oggi non avevo. Stanotte infatti parte il nuovo ciclo lunare, e a voler esser pignoli con la luna nuova la terra non si lavora.
Ieri i due settori che mi ero un po' spavaldamente prefissato di preparare alla fine ero riuscito a finirli, e senza neanche troppi sforzi. Oggi pensavo mi andasse altrettanto bene ma, forse stanco da ieri, non è stato così.
Oltre all'erba continuavo a trovare grosse radici appena sotto terra. Qualcuna credo sia della betulla a pochi metri, altre di alberi più vecchi, di cui sono anche incappato nei ceppi lasciati sotto terra dopo il taglio.
Insomma un lavoraccio, ma l'ho finito, e posso dirmi soddisfatto.
Dovrò ripassare i sentierini, zappare, e ripulire da qualche erbaccia che spunta nonostante esser stata rivoltata, ma diciamo che il più è fatto.
Oggi ho dato un'occhiata al Barbanera per controllare le semine. Inizio il 27, tra due giorni, con cipolle, carote e piselli. Poi la prossima settimana toccherà a misticanza invernale, spinaci, bietole, e un po' di prezzemolo. Magari qualcosa dovrò ancora proteggerlo, anche se ormai neanche la notte dovremmo più scendere sotto lo zero.
Preparerò poi dei semenzai con delle cassette da insalata di polistirolo dove seminerò pomodori, peperoni, melanzane e cetrioli di cui conservo le sementi da ferragosto scorso.
Sono cetrioli che non ho mai visto dalle mie parti, e che ho scoperto nell'orto del mio amico Sirio, quando sono sceso a trovarlo lo scorso ferragosto. Sono cetrioli particolarmente croccanti, che mi sono molto piaciuti. All'epoca neanche pensavo all'orto, chissà perchè ne ho conservato i semi.
Un segno premonitore, con il senno di poi. Tutto avrebbe condotto qui.
Ho anche scoperto che in inglese vangare si dice spading.
Oggi è stata dura, parecchio. L'erba era grossa e lunga in quel pezzetto di terra che mi rimaneva da vangare. All'inizio un po' ne ho zappata via, cercando di farne dei minitappetini così da poterla spostare e riciclare sotto l'alloro, dove la terra che circonda il fusto è piuttosto nuda a causa dei rami fitti che prima impedivano alla luce di filtrare e all'erba di crescere. Così cerco di rinfoltire, rinverdendo lì e rendendomi il lavoro più facile dall'altra parte, evitando di doverla rivoltare tutta sotto. Ma anche quello è un lavoro duro e richiede tempo, che oggi non avevo. Stanotte infatti parte il nuovo ciclo lunare, e a voler esser pignoli con la luna nuova la terra non si lavora.
Ieri i due settori che mi ero un po' spavaldamente prefissato di preparare alla fine ero riuscito a finirli, e senza neanche troppi sforzi. Oggi pensavo mi andasse altrettanto bene ma, forse stanco da ieri, non è stato così.
Oltre all'erba continuavo a trovare grosse radici appena sotto terra. Qualcuna credo sia della betulla a pochi metri, altre di alberi più vecchi, di cui sono anche incappato nei ceppi lasciati sotto terra dopo il taglio.
Insomma un lavoraccio, ma l'ho finito, e posso dirmi soddisfatto.
Dovrò ripassare i sentierini, zappare, e ripulire da qualche erbaccia che spunta nonostante esser stata rivoltata, ma diciamo che il più è fatto.
Oggi ho dato un'occhiata al Barbanera per controllare le semine. Inizio il 27, tra due giorni, con cipolle, carote e piselli. Poi la prossima settimana toccherà a misticanza invernale, spinaci, bietole, e un po' di prezzemolo. Magari qualcosa dovrò ancora proteggerlo, anche se ormai neanche la notte dovremmo più scendere sotto lo zero.
Preparerò poi dei semenzai con delle cassette da insalata di polistirolo dove seminerò pomodori, peperoni, melanzane e cetrioli di cui conservo le sementi da ferragosto scorso.
Sono cetrioli che non ho mai visto dalle mie parti, e che ho scoperto nell'orto del mio amico Sirio, quando sono sceso a trovarlo lo scorso ferragosto. Sono cetrioli particolarmente croccanti, che mi sono molto piaciuti. All'epoca neanche pensavo all'orto, chissà perchè ne ho conservato i semi.
Un segno premonitore, con il senno di poi. Tutto avrebbe condotto qui.
Ho anche scoperto che in inglese vangare si dice spading.
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